On Vox: Meditazione di Giovedì 8 Luglio a cura di Regnum Christi
Jul. 8th, 2010 | 09:07 pm
Vangelo
Mt 10,7-15
In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli: «Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento. In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi finché non sarete partiti. Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma se non ne è degna, la vostra pace ritorni a voi. Se qualcuno poi non vi accoglie e non dà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dei vostri piedi. In verità io vi dico: nel giorno del giudizio la terra di Sòdoma e Gomorra sarà trattata meno duramente di quella città».
Meditazione
Sappiamo dalla storia della Chiesa come la pagina evangelica oggi proclamata sia stata veramente attuata da tanti santi, apostoli e missionari. Leggendo, per esempio, le Fonti francescane o le gesta di san Domenico, restiamo ammirati del modo in cui questi “mendicanti di Dio” abbiamo evangelizzato e pacificato l’Europa, percorrendola «a piedi scalzi, con un solo saio, senza denaro o bastone», proprio come prescriveva Gesù ai suoi discepoli. Questo è bello, e dovrebbe suscitare sentimenti d’emulazione nei giovani che oggi sono chiamati a seguire Cristo alla scuola di Francesco e Domenico. Ma in questa pagina evangelica c’è qualcosa che riguarda anche i cristiani sposati. Lo scopriamo leggendo attentamente le indicazioni che Gesù dà ai suoi Apostoli, invitandoli a cercare nelle città e nei villaggi cui si recheranno, «una casa dove ci sia qualche persona degna» che sappia accoglierli e ospitarli, in nome di Dio. È ciò che fece Paolo quando, arrivato a Corinto, fu accolto dai coniugi Aquila e Priscilla. La loro ospitalità fu squisita e provvidenziale per il ministero dell’Apostolo. Anzi, essi stessi divennero suoi preziosi collaboratori nell’evangelizzazione e nell’edificazione della Chiesa. Ecco perché, anche dopo la partenza di Paolo, la Comunità di Corinto si riunirà regolarmente nella casa di Aquila e Priscilla. Essi hanno, dunque, ben meritato di entrare nelle litanie dei Santi che risuonano durante il rito del matrimonio, perché il loro esempio di cooperazione con l’Apostolo, può essere riproposto ai nostri laici cristiani che, come loro, non devono solo ricevere dalla Chiesa e dal sacerdote, ma anche saper dare collaborazione e amicizia, in modo che il prete non si senta più solo in quella missione che è compito di tutti.
Preghiera: Gesù, benedici la mia famiglia e regna nella mia casa, perché essa, come quella dei santi coniugi Aquila e Priscilla, sia aperta all’ospitalità verso i poveri e gli evangelizzatori, così che in essa tutti godano della tua pace. Amen.
Agire: Inviterò a casa
mia il parroco,
o un missionario, così che possa godere di un momento
di convivialità e amicizia.
Meditazioni © Regnum Christi http://www.regnumchristi.org/
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On Vox: Intervista al cardinale Schönborn, primo cardinale a celebrare messa a Medjugorje: “La Madon
Jan. 6th, 2010 | 04:04 pm
Epifania del Signore - Solennità
GIORNATA MONDIALE DELL’INFANZIA MISSIONARIA
Idea luce
Cristo è la luce che illumina il cammino dell’umanità.
Introduzione
Celebriamo oggi la Solennità dell’Epifania, la “manifestazione” del Signore
Gesù Cristo a tutti i popoli della terra, che la tradizione latina identifica
con la visita dei Magi a Betlemme. Cristo è la meta del cammino dell’umanità
sempre alla ricerca della salvezza. Questa verità deve condurre
anche i nostri passi verso di lui con la certezza di incontrarlo e con il desiderio
di adorarlo. Come i Magi troviamo nel nostro cuore il coraggio di
compiere questo viaggio e di offrire al Signore i nostri doni più preziosi.
riosi personaggi è anzitutto la loro
determinazione: hanno visto un segno
nel cielo, lo hanno seguito, sono
giunti fino a Gerusalemme, hanno
interrogato le autorità politiche, civili
e religiose del tempo, hanno proseguito
fino a Betlemme. Un itinerario
lungo e impegnativo, che li conduce
ad un esito per nulla scontato:
ad attenderli c’è un bambino con
sua madre in un’umile casa. Eppure,
senza indugio, essi “si prostrarono e lo
adorarono, aprirono i loro scrigni e gli
offrirono in dono oro, incenso e mirra”.
Non importa chi siamo e da dove
veniamo, non importa quali siano le
strade che ci conducono all’incontro
con Cristo: se sappiamo riconoscerlo,
la nostra vita cambia per sempre.
Ma non cambia automaticamente,
non cambia per magia. I gesti dei
Magi sono eloquenti e indicano gli
atteggiamenti caratteristici di una
vita rinnovata dall’incontro con Dio:
l’umiltà, l’amore, la donazione. Ancora
più eloquente è quella “altra
strada” per la quale fecero ritorno al
loro paese, che rappresenta il cambiamento
di rotta di chi accoglie il
Vangelo. Se vogliamo una prova ulteriore
della autenticità della nostra
trasformazione, interroghiamo il nostro
cuore per sapere se anch’esso
sperimenta quella “gioia grandissima”,
che provarono i Magi nel vedere
la stella.
Preghiera
L’esperienza dei Magi, venuti da Oriente per adorare il Re dei Giudei,
(fonte: Aggancio, sussidi spirituali Pro Sanctitate)
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On Vox: Dio ha una volontà particolare su ciascuno di noi?
Dec. 28th, 2009 | 03:22 pm
Michel Rondet SI
Posto in questi termini, l’interrogativo ci crea un certo imbarazzo. Vi sono dei giorni in cui vorremmo poter fare riferimento a una volontà particolare di Dio, la quale sarebbe la nostra vocazione. Come sarebbe rassicurante e confortante nelle ore di dubbio e di difficoltà! Sapere che ciò si iscrive in un disegno di Dio previsto da tutta l’eternità, in cui ogni elemento della nostra vita, lieto o triste che sia, trova il proprio posto ed il proprio senso!
Ma al tempo stesso, qualcosa protesta dentro di noi: Dio dunque ci porrebbe davanti un programma da riempire, stabilito al di fuori di noi, senza neppure darci dei mezzi sicuri per conoscerlo? Poiché se le parole hanno un senso e se si volesse parlare allora di volontà di Dio, quale perso non avrebbe tale volere divino sulla nostra libertà! E quale angoscia, inoltre, sarebbe per noi quando si trattasse di scegliere: ogni errore, qualsiasi ritardo risulterebbero drammatici. Correndo parallela,mente al disegno di Dio, ponendoci pur involontariamente al di fuori del suo progetto, avremmo perduto tutto. E ciò tanto più facilmente in quanto sappiamo bene che le vie di Dio non sono le nostre vie, e ogni giorno ci rendiamo conto di quanto sia difficile e talvolta rischioso voler discernere quella che chiamiamo volontà di Dio. Che Dio ci abbia posti al crocevia, di fronte a più direzioni, di cui una sola sarebbe quella buona, senza darci i mezzi per riconoscerla con certezza, rientra nell’immagine di un Dio perverso e non può in alcun modo esprimere l’atteggiamento del Dio dell’Alleanza che è venuto a salvare colui che era perduto.
Tuttavia sappiamo bene che questo stesso Dio è colui che ci chiama con il nostro nome e che il nostro incontro con Lui passa attraverso un cammino per noi particolare. Da Abramo a Pietro, la storia della salvezza abbonda di esempi di uomini chiamati a una vita nuova per una missione precisa, la quale trova spesso il suo simbolo nel cambiamento del nome: d’ora in poi ti chiamerai Abramo, Israele, Pietro. La missione di Mosè, quella di Geremia o di Paolo, sembrano esattamente corrispondere a una volontà particolare di Dio, fino a segnare la loro vita di un’unicità che li conduce alla solitudine. Destini eccezionali o esemplari di ciò che noi tutti siamo chiamati a vivere?
1. Un interrogativo mal posto
Quale sacerdote, quale educatore, dovendo aiutare dei giovani a scegliere un orientamento di vita, non si è imbattuto un giorno in ragazzi e ragazze venuti a dirgli con speranza e angoscia: «Devo operare una scelta, voglio fare la volontà di Dio e non vorrei sbagliarmi; sarebbe grave, ma non so che cosa Dio si attende da me, e allora sono venuto da lei affinché lei mi dia i mezzi per saperlo con tutta certezza».
Rispondere a una domanda posta in questi termini è impossibile; pretendere di farlo sarebbe quanto meno presuntuoso. Chi è in grado di porsi in tale consonanza con la volontà divina? Il discernimento, di cui diremo l’importanza, non ci rivela, tali e quali, i progetti di Dio su di noi; esso ci dispone a riconoscere entro i nostri desideri e le nostre attese quello che può richiamarsi allo Spirito di Cristo!
La sola risposta che possiamo dare alla domanda appena riferita è di dire a quel ragazzo o a quella ragazza: «La volontà di Dio non è, innanzi che tu scelga questo o quello ma che tu ne faccia buon uso; che scelga tu stessi, nei termini di una riflessione leale, scevra dall’egoismo come dalla paura, il modo più fecondo, più lieto di realizzare la tua vita. Tenuto conto di quello che sei, del tuo passato, della tua storia, degli incontri che hai fatto, della percezione che puoi avere dei bisogni della Chiesa e del mondo, quale risposta personale puoi dare agli appelli che hai colto nel Vangelo? Ciò che Dio si attende da te non è che tu scelga questa o quella via che Egli avrebbe previsto per te da tutta l’eternità; è che tu inventi oggi la tua risposta alla sua presenza e alla sua chiamata!»
Non si tratta più, dunque, di scoprire e di eseguire un programma prestabilito, ma di far nascere una fedeltà. L’esperienza mostra che è un cambiamento di prospettiva abbastanza radicale e che spesso richiede tempo.
2. Una conversione in profondità
Vi è una parte di noi stessi che stenta alquanto distaccarsi da un’immagine perversa di Dio, spesso ereditata dal deismo che ha segnato la cultura occidentale. Qui troviamo un Dio onnipotente, che tutto vede, tutto sa, di fronte al quale la storia umana si svolge come uno spettacolo senza sorpresa, e che si attende che noi occupiamo il nostro posto di comparse là dove Egli lo ha previsto da tutta l’eternità.
Nessuno si esprimerò tanto brutalmente, ma non occorre raschiar molto per ritrovare quell’immagine di Dio sullo sfondo di certi nostri modi di concepire la volontà di Dio, la sua provvidenza…
Certamente, vi è un disegno di Dio sull’umanità; le lettere di Paolo, il prologo del Vangelo di Giovanni hanno cercato di descriverlo: “In Lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo” (Ef 1,4-5). “A quanti però l’hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio” (Gv 1,12).
Questo disegno di Dio non è una determinazione qualsiasi di una volontà divina sovranamente libera, è un disegno salvifico che esprime l’essere profondo di Dio: l’amore che si dà e si comunica. È l’espressione dell’intima comunione del Padre, del Figlio e dello Spirito che si apre a un’alterità per accoglierla nel suo amore. Questo disegno d’alleanza ingloba tutta la storia e tutta l’umanità, ma poiché è la volontà d’alleanza, desiderio di comunione, non può rivolgersi che a persone libere.
Quindi, è verissimo che vi è un desiderio da parte di Dio che raggiunge personalmente ciascuno di noi. Se Dio si manifesta attraverso il suo Verbo, la sua Parola, ciò è proprio per essere inteso da ognuno di noi. Se ci chiama ad essere figli nell’unico Figlio, quello che Egli si attende da noi è che noi ci esprimiamo in una parola che vada a ricongiungersi con la Sua. Questa parola, Egli l’attende da ognuno di noi.
La rivelazione del suo amore può certamente farla nascere in noi: sta a noi pronunciarla senza che essa ci sia mai imposta. In altri termini, si potrebbe ancora dire che creandoci a sua immagine Dio chiama ognuno di noi a dare a questa immagine la sua particolare rassomiglianza. Come Gesù ha dato all’immagine del Padre un particolare volto umano, un accento unico alla sua Parola, ognuno di noi è chiamato a riflettere nella sua vita la santità del Padre.
Il Dio di fronte al quale noi stiamo non è dunque quel calcolatore straordinariamente potente, capace di programmare e di conservare nella propria memoria miliardi di destini individuali e che noi dovremmo interrogare con timore e tremore riguardo al nostro avvenire. È l’Amore che si è assunto il rischio di chiamarci alla vita, nella somiglianza e nella differenza, per offrirci l’alleanza e la comunione. È a questo volto di Dio che dobbiamo convertirci, se vogliamo poterci porre in verità al cospetto della volontà di Dio. Noi allora lo riconosceremo non più come un diktat o una fatalità, ma come una chiamata a una creazione comune.
3. Per una creazione
La risposta che daremo a Dio non è iscritta da nessuna parte, né nel libro della vita, né nel cuore di Dio, se non come un’attesa e una speranza. La speranza di quello che Dio ancora non vede e al quale noi daremo forma e volto. È la grandezza e il rischio della nostra vita quella di essere chiamati a suscitare la gioia di Dio attraverso la qualità e la generosità della nostra risposta.
Le scelte che noi facciamo non sono quindi delle creazioni dal nulla. Noi le prepariamo con quei materiali che sono i condizionamenti umani: il nostro temperamento e la nostra storia. Noi non possiamo tutto, ma posiamo dar senso e volto a quello che non sarebbe altro che un destino. In questo sforzo di creazione personale in risposta alla chiamata di Dio, lo Spirito ci raggiunge, non come una forza esterna che s’impone su di noi, ma come un’energia interiore suscitata in noi dall’accoglimento della Parola di Dio e dalla partecipazione alla vita della Chiesa.
Il vangelo non ci detterà la scelta, ma aprirà degli orizzonti al nostro desiderio: “Fu detto… Io vi dico…Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia” (Mt 5,26; 6,33) “ siate anche voi dove sono io…la volontà del Padre mio è che portiate frutto e il vostro frutto rimanga…” (Gv 14,3; 15,16). Il Vangelo non ci dirà quello che bisogna fare, ma ci chiamerà in tutte le cose alla perfezione della carità: “Siate perfetti come perfetto è il Padre vostro celeste…amatevi gli uni gli altri come io vi ho amati…colui che non perdona il fratello di tutto cuore…” (Mt 5,48; Gv 15,12; Mt 18,35). La Chiesa potrà anch’essa rivolgerci degli appelli…ai ministeri, alla vita consacrata, a questa o a quella forma di servizio, ma qualunque siano le sue necessità, essa non vincolerà mai qualcuno in una via particolare senza essersi assicurata del suo libero consenso. Per aiutarci nella nostra risposta, essa ci ricollega a una folla immensa di testimoni nei quali c’insegna a riconoscere dei fratelli. Le loro vite, le loro scelte sono là davanti a noi, come altrettante chiamate, non a imitarli, ma a seguirli. Francesco d’Assisi, Ignazio, Teresa… sono unici e inimitabili, ma le loro vite sono per noi altrettanti inviti a inventare a nostra volta la risposta che giungerà a glorificare Dio. E se ci sforziamo di ritrovare quello che essi hanno vissuto, vedremo che non vi è niente di meno prevedibile e di meno programmato della loro vita.
Essi hanno cercato la volontà di Dio con tutto il loro cuore, hanno avuto una coscienza assai viva di essere stati prevenuti, preceduti dall’amore di Dio, un amore che non finiscono mai di riconoscere nell’azione della grazia.
Nella loro scelta, essi hanno proceduto a tentoni, esitato, talvolta dubitato, per affidarsi infine allo Spirito che li guidava verso il Regno. Essi hanno saputo vedere la grazia negli eventi più disparati, glorificando Dio nella prova come nel successo. La continuità, la coerenza che ammiriamo nella loro vita si sono rivelate soltanto a posteriori, una volta che si è potuto abbracciare in un unico sguardo un cammino percorso in buona parte a tentoni.
Molto più che una programmazione rigorosa, ciò che caratterizza la vita dei santi è la qualità della loro reazione spirituale davanti a qualsiasi evento, fosse anche il più inatteso. Non sempre si è ben compreso la frase di Pascal: “gli eventi sono dei maestri che Dio ci dà per aiutarci a servirlo”. Non facciamogli più dire quello che non vuol dire. Gli eventi non sono un quadro in cui Dio ci racchiude; non sono gli eventi a fare il santo. Essi sono i materiali che ci vengono dati per costruire la nostra risposta. La risposta recherà il segno del materiale utilizzato, ma più ancora quella dell’architetto che noi siamo e che ne è responsabile. Non si può far tutto con tutto, ma si può sempre fare di una vita un’opera. L’amore può far scaturire la santità nei peggiori contesti umani: la testimonianza di coloro che hanno consacrato la loro vita all’amicizia degli emarginati, dei diseredati, degli esclusi, non cessa mai di ricordarcelo.
Ci chiediamo se si possa parlare di una volontà particolare di Dio su ciascuno di noi. La Chiesa, facendoci vivere la comunione dei santi, ci ricorda che sarebbe più esatto parlare di una risposta personale da parte di ognuno di noi al desiderio di Dio.
4. Per il dialogo tra due libertà
L’amore di Dio ci precede; Non finiamo mai di prendere coscienza e di renderne grazie. Ma come ci ricorda San Paolo quest’amore “spogliò se stesso “ (Fil 2,7) di fronte alla nostra libertà, avendo assunto in eterno per noi la figura di servo. Vale a dire che, chiamandoci alla comunione, Dio non ha altro desiderio che quello di consacrare la nostra libertà, di offrirle un orizzonte che la dilati fino all’infinito “Rimanete in me e io in voi… Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la mia gioia sia piena” (Gv 15,4.11). Se Dio ha un desiderio riguardo a noi, è innanzitutto quello di vederci portare frutto: “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga” (Gv 15,16).
Non si può sottolineare meglio l’anteriorità del desiderio di Dio e al tempo stesso il suo augurio profondo; vederci assumere pienamente la nostra libertà come l’amore suscita l’amore, la libertà desta la libertà: quella di Dio desta quella dell’uomo.
Parimenti, per apprezzare la qualità spirituale della mia risposta a Dio, bisogna rileggerla dal punto di vista della mia propria libertà. È essa frutto della mia libertà profonda, esprime una vita che assume realmente se stessa? Io riconoscerò che la mia decisione si ricollega alla volontà di Dio, se posso dire che essa mi rende più libero, vale a dire se introduce nella mia vita senso e coerenza, se unifica il mio passato in Lui aprendo un avvenire. Noi, in tal punto, tocchiamo una delle caratteristiche più profonde della decisione spirituale. Essa giunge a unificare ciò che nel mio passato non era altro che una serie di tocchi successivi. Essa giunge a tessere nella mia memoria dei legami che non avevo ancora percepito, a introdurre nella discontinuità apparente dei miei momenti di grazia e delle mie debolezze una continuità nuova. E al tempo stesso, essa mia apre ad un avvenire: il passato così riunificato fa apparire delle possibilità nuove. Quello che sarebbe sembrato impossibile o senza senso diviene ora naturale. Allorché, al suo ritorno da Gerusalemme, Ignazio prende la decisione di andare a scuola, tale scelta unifica tutto un passato di momenti di grazia attorno una mozione spirituale riconosciuta come fondamentale: il desiderio di aiutare le anime. Esso apre un avvenire che ancora Ignazio non percepisce, ma che va a iscriversi nella logica di questa scelta: la fondazione della Compagnia di Gesù.
Egli potrà dire in verità che questa fondazione è interamente opera di Dio, il cui amore l’ha preceduto e guidato attraverso le tappe della sua vita. Noi, da parte nostra, possiamo dire che è l’opera d’Ignazio, della sua generosità, della sua fedeltà, della sua lucidità: essa reca il segno della sua libertà. Si deve dunque parlare di una volontà di Dio? Sentiamo bene che ogni alternativa di questo tipo trascura la verità profonda: quella di un incontro, di una comunione tra due libertà che si ritrovano in un’opera comune.
5. Per il bene di tutto il corpo
Parlare di una volontà particolare di Dio su di noi esige una precisazione. Nella Bibbia ogni vocazione è individualizzata: degli uomini, un popolo. Ma Paolo ci ricorderà che ogni grazia viene concessa per il corpo. Se si vogliono rievocare le grandi tappe della storia della salvezza, si vedranno comparire dei nomi: Abramo, Mosè, Davide, profeti, Gesù. Dei nomi propri con i destini particolari, ma nessuno di loro può comprendere se stesso senza riferirsi al suo posto nella storia comune. I santi esistono soltanto nella comunione dei santi, nel cammino del popolo di Dio riguardo alla mia vita significa interrogarmi sempre sul mio posto all’interno del Corpo di Cristo. No quello che mi sarà assegnato, ma quello che posso, che desidero occupare. Che membro sarò io per il bene di tutto il Corpo? Là, la risposta appartiene ancora a me, e Dio da me l’attende, nuova, e generosa, per rallegrarsi della mia solidarietà, così come si è rallegrato della mia libertà.
Siamo soggetti a una volontà particolare da parte di Dio? Dobbiamo discernere le chiamate di Dionella nostra vita, e sarebbe insensato dire che non ve ne sono. Dio non cessa mai di crearci mediante la Parola; noi esistiamo soltanto in questa Parola che oggi ci chiama alla vita. Tocca a noi riconoscere le parole molteplici che traducono questa Parola creatrice, come un bambino si fa attento alle parole che lo chiamano ad uscire da se stesso. È spesso nel tentativo di rileggere la nostra vita sotto lo sguardo di Dio, che diveniamo sensibili agli appelli che ci rivolge. Più che una precisa volontà, espressa in una regola di vita, questi appelli ci riveleranno il desiderio di Dio, la sua attesa e la sua speranza: vederci inventare a poco a poco la nostra risposta. Potremo dunque accogliere senza angoscia le esitazioni, i fallimenti e le ambiguità delle nostre scelte. Come diceva Emmanuel Mounier: “Dio è abbastanza grande da fare una vocazione anche dei nostri errori”. Vi sono molte dimore nella casa del Padre: Dio attende che là noi edifichiamo la nostra. Lui lavora assieme a noi.
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On Vox: Benvenuti!
Dec. 26th, 2009 | 10:57 pm
Questo è uno spazio per notizie, articoli, e contenuti di ambito cattolico, dove potrai trovare una rassegna stampa, alcuni dati ed osservazioni utili per il proprio approfondimento di fede, e perché no? anche di curiosità spirituale.
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Three years later
Mar. 21st, 2008 | 05:23 pm
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Blog
May. 12th, 2005 | 03:09 pm
quite simple :)
Life follows my thoughts. I'm with my parent. I'll post some photos soon!
Hello to mon ami on here!
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My Weblog url
Apr. 25th, 2005 | 05:13 pm
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Some hours after
Apr. 23rd, 2005 | 02:17 pm
This blog platform is not so bad as I though.
Maybe something can say me why templates are some more than one can choose? :(
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Yes, I am here :)
Apr. 21st, 2005 | 11:59 pm
This is the first entry here..
not so much things to say. I'm here for friendly purposes! :)